gio☕Aug 30, 2021
Le Affinità Elettive
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Le Affinità Elettive
In verità, se l'intento di Goethe era quello di spezzare una lancia per il matrimonio sacro e indissolubile, le Affinità Elettive sarebbero dovute essere un libro eminentemente morale. E se cotesta affermazione del matrimonio inviolabile e indissolubile si accompagnava al proclamato dovere della rinuncia ad ogni altro amore, la regola morale del libro sarebbe stata anche piú stretta. Sembra infatti che nella mente di Goethe regnasse questo spirito, ma contro la sua mente assennata operava il suo cuore romantico. E oggi, per quanto ancora la critica ufficiale punti su la tesi morale del romanzo, è difficile sottrarsi all'impressione che quella tesi sia mal difesa. Invero, nel libro, le conseguenze dell'aver tenuto fermo un vincolo coniugale recente sí, ma già vulnerato e frusto, sono l'annegamento di un innocente bambino e la morte di due innamorati, suicidi, o quasi, per disperazione. Dinanzi a cosí pietosa catastrofe, la tesi morale scompare, e la passione contrastata e oppressa leva alto il suo tragico grido. La tomba dei due amanti diventa il suo monumento. Nel sessantenne Goethe che scrive le Affinità Elettive pur sopravvive, alquanto sliricato, sí, ma non mutato di cuore, l'autore giovanile del Werther. Questi pure fa accettare la rinunzia al suo personaggio, ma con ciò lo consacra alla morte. Di cotesti amanti di Goethe nessuno si rassegna alla saggezza, quand'anche il loro creatore, dal cuore fluido e volubile, vi si rassegnasse con facilità nelle sue svariate occorrenze, e poi ne facesse poesia. Le leggi morali hanno bensí una loro bellezza ideale, ma a lui, naturalista e romantico, osservatore di fatti naturali e assertore della potenza demonica, infusa in ogni amore, dice molto di piú la chimica, che gli insegna la legge delle affinità molecolari, scoperta trent'anni prima dallo svedese Bergmann: la legge onde avviene l'alterazione di certe sostanze per l'attrazione irresistibile che trascina uno dei loro componenti ad aggregarsi a un vicino corpo estraneo quando si trovi in esso un componente affine. Le creature umane sono pure esseri della natura: Goethe ne derivava pertanto la loro naturale attitudine a disgiungersi per raggiungere quello che altrove irresistibilmente le attrae. Lo seduceva il veder affermata dalla natura, già nelle sue strutture primordiali, questa legge di amore. Essa era bene la legge del destino. Contrastata, ne nasceva la tragedia. La tragedia antica e di tutti i tempi: e in essa alcunché di inesorabile, poiché qualche cosa che è nella natura e nel piú profondo cuore dell'uomo è stata avversata. Dunque, se, nei tardi anni della sua vita, Goethe diceva ad Eckermann essere le Affinità Elettive l'unica opera di maggiori proporzioni in cui egli avesse lavorato a rappresentare una idea essenziale, dobbiamo vedere questa idea nella legge chimica enunciata dal titolo meglio che non nella missione morale dell'errabondo Mittler, personaggio piú vicino alla macchietta che alla solennità. Non monta che, quando scrive le Affinità ed anche in anni piú tardi, Goethe fosse scrupoloso apostolo del vincolo coniugale e avesse appunto allora rinunciato a una delle sue passioncelle per rispettarlo. Proprio nel 1808, quando si decise ad allargare a romanzo un soggetto destinato dapprima a svolgimento piú breve, il poeta aveva sposato da due anni Cristiana Vulpius, che era la sua donna da piú di tre lustri, per gratitudine verso la brava creatura che aveva saputo, tra altro, menomargli i danni e calmargli lo spavento dell'invasione francese. Ma già dopo un anno dalle nozze l'incontro con Minna Herzlieb, la pupilla del libraio Fromman, da lui conosciuta bambina ed ora riveduta sui diciott'anni, bellissima, aveva acceso la fantasia del maturo signore, e la rinuncia a certi sogni che gli erano frullati per il capo ebbe sapore alquanto amaro.
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